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Il calican9788888224794to sotto la neve
Sandra Frizzera

 

Calicanto vuol dire fiore dell’inverno. Sboccia fra gennaio e febbraio, nella stagione più cruda, piccolo, giallo, con il cuore bianco, attaccato ai lunghi rami grigi dell’arbusto, diffonde il suo profumo inebriante e dona felicità a chi lo scorge. Gli occhi si spalancano, la fronte si appiana, il sorriso nasce spontaneo, il respiro resta
sospeso come succede davanti ai grandi spettacoli della natura. È un fiore che ha fretta di sbocciare – zia Marisa ricorda le parole della sua mamma
– e che fa dimenticare il grigio del cielo, ma anche il grigiore che può essere nel cuore.
[...] Speranza. Amore. Famiglia, intesa come approdo e isola di comprensione per crescere, forza del cuore, coraggio per affrontare e sopportare il dolore. Sandra tratta con la consueta delicatezza e sensibilità anche varie tematiche attuali attraverso ingegnosi interventi di “storia nella storia”, così come non tralascia
un tema a lei tanto caro e ricorrente in tutte le sue opere; sfondo idilliaco ed ispirante è la natura, con paesaggi dipinti a fresche pennellate, vividi, quasi rappresentazione fisica degli stati d’animo dei protagonisti. Il romanzo prende forma davanti ai nostri occhi, pagina dopo pagina, una storia nitida, gentile, ma non per questo priva di forza. Quasi un incoraggiamento a credere che ci possa sempre essere un motivo per non smettere di amare.

 

Sandra Frizzera, nata a Trento ama e conosce profondamente questa sua terra alpina e la gente che vi abita e lavora. Ma l’ambito della sua scrittura non è certo solo localistico. Ha saputo infatti toccare temi come l’amore e l’accoglienza, l’ecologia, il ritorno alla natura e il rispetto dell’ambiente. Il confronto fra le generazioni, il quotidiano svolgersi dei rapporti umani, un tutto, a volte allegro, a volte tragico che ritorna anche in questo suo nuovo romanzo.

Fra i suoi libri, alcuni insigniti di importanti premi, molti più volte editi e ristampati ricordiamo: “Un’estate davvero eccezionale.” “La valle oltre la diga” (Fabbri, Milano); “La stagione della speranza”; “Il tempo delle nespole”; “Paese di luce”: (La Scuola, Brescia); “Mario Lopez: desaparecido”;“Aurora sul Baikal” (Le Monnier, Firenze); "Patagonia terra amica”; “Fino all’ultimo raggio di sole”; (Mursia, Milano); “La terra dell’oro” (Falzea, Reggio Calabria); “Un cuore due vite.”;“Lunga notte verso il domani.” (Nuove arti grafiche, Trento); “Trento 1769. Sinfonia mozartiana.” “Trento 1824 all’ombra di cento bandiere”; “Trento 1918 Le tante voci della storia”(Edizioni Stella, Rovereto); Le tante voci dell'amore (Edizioni31, Trento) “Nel silenzio parole d’amore.” (Edizioni31, Trento).


pag 208
ISBN 978-88-88224-79-4
Euro 14,00
 
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9788888224770Gli alberi non crescono fino al cielo
appunti per una politica economica della decrescita felice
Francesco Balducci, Emanuela D'Angelo, Marco Lilla
Presentazione di Mauro Gallegati e Maurizo Pallante

 

La crescita economica, intesa come produzione senza fine di merci, è un’idea ormai superata. Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è una costruzione statistica alla quale sono state, nel corso del tempo, attribuite proprietà che non gli possono appartenere. In particolare, il PIL dovrebbe misurare le attività legate all’agire economico e che hanno un prezzo. L’identificazione col benessere avviene solo dopo la sua invenzione: attraverso questa operazione passeranno le filosofie (neo)liberiste, che estenderanno a tutti i campi della vita sociale, le logiche del mercato. Come il lavoro contenuto in queste pagine mostra chiaramente, voler misurare il benessere col PIL equivale a pretendere di misurare lo spazio-tempo a litri o la cultura a chili. Andare oltre il PIL non significa dunque impegnarsi nella costruzione di un indicatore sintetico alternativo, ma superare la logica di mercato fine a sé stessa (una visione già ben definita in Fuà, 1993). La misurazione del benessere non è un problema esclusivamente tecnico, in quanto la concezione stessa del benessere dipende dalle preferenze e dai valori di una società e degli individui che la compongono.
La decrescita (Latouche, 2008) non è una rinuncia alla ricchezza, un elogio del pauperismo e dei bei tempi andati. Piuttosto un modo diverso di produrre, che metta al centro l’uomo ed i suoi bisogni, dove il valore d’uso prevalga sul valore di scambio. Insomma, produrre
per lavorare di più torni ad essere quel nonsenso che è.

 

Francesco Balducci, Emanuela D'Angelo e Marco Lilla svolgono attività di ricerca sul tema
del benessere presso il Dipartimento di Scienze Economiche e Sociali dell'Università Politecnica delle Marche.

 

Mauro Gallegati è professore presso l'Università Politecnica delle Marche, Ancona e collabora con l'Istituto Sistemi Complessi, CNR, Roma
Maurizio Pallante è il presidente del Movimento per la Decrescita Felice


pag 176
ISBN 978-88-88224-77-0
Euro 12,00
 
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